Studiate la storia prima di parlare di aria fritta.
Partiamo da un dato: il Napoli di oggi è uno tra i più vincente degli ultimi cento anni. In due stagioni ha raccolto risultati che, in un biennio, erano riusciti soltanto al Napoli di Maradona e della Magica tra il 1986 e il 1988. (1 e 2 posto); se allarghiamo il quadro, Scudetto e Supercoppa insieme era accaduto soltanto nel 1990. Scusate se è poco!
Inoltre; il Napoli attuale è il più vincente in un biennio dell’era De Laurentiis. E su questo non ci sono discussioni.
Sarri ha incantato, ha fatto 91 punti, ma ha portato a casa zero titoli. Forse uno scudetto scippato, certo, ma la bacheca non si riempie con i rimpianti e le accuse di un tricolore che in tanti dicono sia stato perso in albergo (a proposito di mentalità vincente). Benitez ha sfiorato l’impresa europea, ma non ha vinto il campionato. Ancelotti, uno che altrove ha vinto ovunque, a Napoli è stato bruciato dalla piazza e cacciato per un ammutinamento mai avvenuto nella storia del pallone. Spalletti, lo si voleva cacciare dopo il primo anno (remember?) ha vinto lo scudetto al secondo anno e poi è andato via. Subito dopo, con una squadra molto simile e con il solo Kim in meno, tre allenatori sono riusciti in un Fallimento sportivo ed economico.
Questione mentalità vincente. O ce l’hai o non ce l’hai. Non si compra al supermercato. Si vede nei fatti e nei numeri. E i fatti dicono che in due anni questo Napoli ha prodotto risultati, continuità, competitività e ricavi.

Perché poi c’è anche l’aspetto economico, che non è secondario. Ha speso 180 milioni sul mercato, ma Kvara e Osimhen hanno prodotto 150 milioni di uscite in un esercizio e mezzo! Perché poi se un allenatore ti garantisce la qualificazione quasi certa in Champions, il suo costo è un investimento, non una spesa. Basta ricordare il post Spalletti: Garcia, Mazzarri e Calzona qualcosa avranno pur insegnato a De Laurentiis.
Quanto al solito dibattito sul bel gioco, sarebbe il caso di affrontarlo con un minimo di onestà intellettuale. Chi gioca bene in Italia? E soprattutto: chi vince davvero giocando bene? In Europa vogliamo parlare del gioco e dei risultati delle italiane oltre al Napoli? Torniamo in Italia è meglio: Sarri, dopo Napoli, ha vinto alla Juve facendo un calcio che non piaceva a nessuno ed è stato mandato via. Spalletti, tolta la straordinaria parentesi Napoli, ha fallito in Nazionale.
La verità è più semplice e molto meno romantica: a Napoli il bel gioco, da solo, non ha mai prodotto vittorie. Dai tempi di Vinicio fino ad oggi. La storia del calcio Napoli parla chiaro. Vince chi costruisce mentalità, solidità, fame, struttura e continuità.
E qui si arriva al nodo finale: la mentalità vincente deve sposarsi con la visione societaria. Centro sportivo e stadio non sono regali ai tifosi, ma investimenti indispensabili per alzare il livello del club, aumentarne il valore e produrre ricavi strutturali, senza dipendere soltanto da plusvalenze o qualificazioni Champions.
Conte ha portato risultati. La società non può permettersi di cambiare tanto per cambiare, facendo un salto nel buio. Perché vincere subito uno scudetto e poi arrivare secondi vincendo una Supercoppa non è soltanto una questione di prestigio o di storia: significa garantire competitività, credibilità e introiti sicuri.
Poi, se qualcuno si è convinto che il Napoli sia diventato all’improvviso il Real Madrid, è un problema suo. Ma prima di parlare di aria fritta, sarebbe il caso di studiare la storia e poi di parlare di tutto il resto.