Manuel Parlato

Da Bologna al Bologna: 183 giorni dopo…

Da Bologna, al Bologna, 183 giorni dopo. Dal 9 novembre 2025, giorno della sconfitta di Bologna, all’11 maggio 2026, quando il Napoli ritroverà il Bologna al Maradona. Centottantatré giorni in cui è successo praticamente di tutto e anche di più. Dopo una tempesta perfetta il Napoli è vicino al traguardo dopo aver navigato in acque torbide ed agitate. Dopo quella notte di Bologna, in tanti avevano pregustato il crollo del castello. Sembrava l’inizio della fine:, emergenza continua, addirittura 42 infortuni stagionali, tensioni, stanchezza, mercato a saldo zero, ridotto ai minimi termini, l’eliminazione in Champions. E invece il Napoli di Antonio Conte ha resistito a tutto. Anzi, proprio nelle difficoltà ha ritrovato una sua identità, mentalità, anche sistemi di gioco e ne è uscito ancora più forte. Perché arrivare oggi a giocarsi la possibilità di conquistare aritmeticamente la prossima Champions League, restando stabilmente secondo alle spalle dell’Inter, significa aver compiuto qualcosa che va oltre i numeri. Significa aver tenuto in piedi un progetto mentre intorno molti speravano nel contrario. Gli stessi che dopo Bologna parlavano di “fine ciclo”, di rapporto incrinato tra Conte e Aurelio De Laurentiis, oggi aspettano l’incontro sul futuro quasi con la speranza che l’accordo sulle strategie della prossima stagione non arrivi mai. Perché sanno bene una cosa: se De Laurentiis e Conte dovessero davvero continuare insieme, con una rosa ringiovanita ma rinforzata e con meno sfortuna sul piano fisico, il Napoli potrebbe ripartire ancora più forte nell’anno del Centenario. E forse è proprio questo che inquieta qualcuno.

Mct da record. Lucca e Lang da rebus…

Scott McTominay vede quota dieci. Lunedì, al Maradona, contro il Bologna, la grande occasione, ritrovare subito il gol: sarebbe il decimo in Serie A, il quattordicesimo stagionale. Un traguardo che significherebbe doppia cifra in campionato per il secondo anno consecutivo e nuovo record personale complessivo con la maglia del Napoli. Sembra quasi un invito del destino, ma prima bisognerà fare i conti con la squadra di Italiano, che già all’andata e in finale di Supercoppa era riuscita a limitarlo. Stavolta, però, McTominay arriva con il piede caldo e con la voglia di chiudere l’anno nel migliore dei modi, trascinando il Napoli verso la qualificazione aritmetica alla prossima Champions e blindando il secondo posto alle spalle dell’Inter. Da quando è arrivato da Manchester, Scott ha cambiato marcia. Non è più soltanto un centrocampista: è diventato un tuttocampista con numeri da attaccante. Inserimenti, forza fisica, presenza, leadership. Conte non rinuncia mai a lui, perché McTominay è equilibrio e strappo, sostanza e gol. Nella scorsa stagione si era fermato a 13 reti totali, 12 in campionato, chiudendo da MVP dello scudetto. Ora è già a 13 gol, di cui 4 in Champions e 9 in Serie A, con tre partite ancora da giocare. Ne manca uno per migliorarsi. E lo schema delle ultime settimane sembra quasi suggerire che il prossimo sia già prenotato. McTominay brilla di luce propria, anche se c’è da dire che l’inizio di questa stagione non era stata brillante da un punto di vista prestazionale e realizzativo. Problemi fisici e tattici, la coesistenza con de Bruyne. Ma Scott ha superato brillantemente i momenti bui riproponendosi come leader, riferimento, idolo dei tifosi. E il futuro del Napoli ripartirà anche da lui: perno della manovra, uomo del progetto, professione tuttocampista con il vizio del gol.