Da Bologna, al Bologna, 183 giorni dopo. Dal 9 novembre 2025, giorno della sconfitta di Bologna, all’11 maggio 2026, quando il Napoli ritroverà il Bologna al Maradona.
Centottantatré giorni in cui è successo praticamente di tutto e anche di più. Dopo una tempesta perfetta il Napoli è vicino al traguardo dopo aver navigato in acque torbide ed agitate.
Dopo quella notte di Bologna, in tanti avevano pregustato il crollo del castello. Sembrava l’inizio della fine:, emergenza continua, addirittura 42 infortuni stagionali, tensioni, stanchezza, mercato a saldo zero, ridotto ai minimi termini, l’eliminazione in Champions. E invece il Napoli di Antonio Conte ha resistito a tutto.
Anzi, proprio nelle difficoltà ha ritrovato una sua identità, mentalità, anche sistemi di gioco e ne è uscito ancora più forte. Perché arrivare oggi a giocarsi la possibilità di conquistare aritmeticamente la prossima Champions League, restando stabilmente secondo alle spalle dell’Inter, significa aver compiuto qualcosa che va oltre i numeri.
Significa aver tenuto in piedi un progetto mentre intorno molti speravano nel contrario.
Gli stessi che dopo Bologna parlavano di “fine ciclo”, di rapporto incrinato tra Conte e Aurelio De Laurentiis, oggi aspettano l’incontro sul futuro quasi con la speranza che l’accordo sulle strategie della prossima stagione non arrivi mai. Perché sanno bene una cosa: se De Laurentiis e Conte dovessero davvero continuare insieme, con una rosa ringiovanita ma rinforzata e con meno sfortuna sul piano fisico, il Napoli potrebbe ripartire ancora più forte nell’anno del Centenario.
E forse è proprio questo che inquieta qualcuno.