Il Napoli non è in vendita. Parola di Aurelio De Laurentiis. E non lo sarà nemmeno davanti a un’offerta da capogiro. Costi, quel che costi.
Aurelio De Laurentiis ha detto no a una proposta statunitense da due miliardi di euro per l’acquisto del club: una cifra fuori mercato, superiore a qualsiasi valutazione attuale, che avrebbe potuto cambiare la storia della società azzurra. E invece no. Scelta netta, definitiva. Identitaria. Ma la domanda è ? Quanto vale oggi il Napoli? Possibile che si possa rifiutare un’offerta cosi alta ?
Una decisione che va oltre i numeri e si lega a un momento simbolico: il centenario del Napoli, fissato per il primo agosto 2026. De Laurentiis non ha alcuna intenzione di cedere proprio adesso, nel momento in cui il club si prepara a celebrare cento anni di storia e a scrivere il prossimo capitolo.
L’offerta, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, prevedeva un progetto ambizioso: la creazione di un polo polisportivo integrato, con investimenti strutturali e una visione internazionale. Un’operazione che avrebbe visto anche il coinvolgimento dell’imprenditore Matt Rizzetta come intermediario.
Ma il patron azzurro ha fermato tutto ancor prima di entrare nei dettagli economici. Segno che la decisione era già presa: il Napoli resta suo.
E allora lo sguardo si sposta inevitabilmente sul futuro.
Blindata la proprietà, le priorità diventano due: la scelta del nuovo allenatore dopo l’addio di Antonio Conte e la questione stadio, oltre al centro sportivo fermo ancora alla prima pietra virtuale. Sul primo fronte, il casting è aperto e decisivo per mantenere competitività nel centenario. Anche se i nomi sembrano non convicere nè De Laurentiis che ha mollato Sarri per concentrarsi sulle alternative come Vincenzo Italiano, vecchio pallino presidenziale. Sul secondo, la linea è chiara: niente ristrutturazione del Maradona, ma un impianto di proprietà in un’altra zona della città. Per il nuovo centro sportivo c’è l’idea Monterusciello, ma la trattativa sembra essere ferma al palo.
De Laurentiis ha scelto ancora una volta di andare controcorrente. In un calcio dove tutto si vende e tutto cambia, il Napoli resta un progetto personale, indipendente, quasi controculturale.
Due miliardi non sono bastati.
E forse questo, più di ogni altra cosa, racconta cosa vuole diventare il Napoli nei prossimi anni, almeno nelle premesse di non cedere alle lusinghe economiche dei fondi e di restare l’unico vero presidente in pectore del calcio italiano. Basterà questo per scrivere nuove pagine di storia come quella scritta appena un anno fa? Ai posteri l’ardua sentenza…