Manuel Parlato

Napoli, il casting si restringe: tutto legato alla Nazionale

La scelta del successore di Antonio Conte può ancora attendere.Qualche giorno in più, forse. Ma la sensazione è chiara: il casting si è assottigliato e il tempo delle valutazioni sta per finire. C’è però una variabile che pesa più di tutte: la Nazionale. Perché il domino delle panchine parte proprio da lì. In pole per il ruolo di commissario tecnico c’è Roberto Mancini. Le voci che lo accostano al Napoli, però, non trovano riscontri concreti. Il suo destino sembra azzurro… ma quello della Nazionale. E allora lo scenario cambia. Sarri è ormai andato all’Atalanta ed era la prima scelta di De Laurentiis. Massimiliano Allegri, dopo una stagione fallimentare con il Milan, può lasciare. Il suo nome è balzato in cima alle preferenze, insieme a quello di Vincenzo Italiano. Due profili diversi, quasi opposti. Ed è proprio qui che nasce il problema. Allegri e Italiano rappresentano idee di calcio lontane tra loro, ma soprattutto lontane — almeno oggi — dalla struttura della rosa del Napoli. Una squadra costruita con principi, uomini e caratteristiche che rischiano di non incastrarsi perfettamente né con il pragmatismo del primo né con il gioco verticale e dispendioso del secondo. Il nodo, quindi, non è solo scegliere un allenatore.È scegliere una direzione. Perché tra i giocatori che rientreranno alla base e quelli destinati a restare, servirà coerenza tecnica prima ancora che un nome forte. Altrimenti il rischio è quello già visto in passato: cambiare guida senza cambiare davvero il progetto. Il Napoli è davanti a una scelta delicata.E questa volta non basterà il curriculum. Serve visione.

Addio di Conte: quante incongruenze e dubbi sul futuro…

Il ciclo di Antonio Conte sembra essersi chiuso e, se la fotografia è quella che descrivi, la sensazione è che il vero messaggio della conferenza non sia stato l’addio in sé, ma il modo in cui è arrivato. Quella conferenza con Antonio Conte e il presidente Aurelio De Laurentiis ha dato una percezione insolita: non il classico saluto istituzionale tra club e allenatore, ma quasi una doppia narrazione dello stesso biennio. Da una parte De Laurentiis tornato protagonista della comunicazione dopo una lunga fase più defilata, con affondi verso sistema calcio e contesto. Dall’altra Conte che ha provato a spiegare il perché di una scelta maturata nel tempo, facendo riferimento anche al clima che si era creato attorno alla squadra. Resta però un dato che difficilmente si cancella: il bilancio sportivo di questo biennio, nella lettura che fai tu, è stato di altissimo livello e il tema che si apre oggi non è solo chi arriva, ma cosa vuole diventare il Napoli del Centenario. Ed è qui che torna il precedente che molti evocano: dopo l’uscita di Luciano Spalletti, la scelta di Rudi Garcia fu letta da tanti come una sottovalutazione del momento storico e del peso dell’eredità lasciata. Per questo oggi il tema non è semplicemente il nome. Il vero errore, più che cambiare allenatore, sarebbe pensare che il dopo-Conte sia una normale successione tecnica. Perché quando chiudi un ciclo forte, non sostituisci solo un allenatore: sostituisci leadership, percezione e aspettative. E nell’anno del Centenario il margine per sbagliare, inevitabilmente, è molto più stretto.