Manuel Parlato

De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di un progetto più grande

Di Manuel Parlato Aurelio De Laurentiis lascia o raddoppia ? La risposta è più semplice di quanto sembra. Lui ha ribadito di non voler vendere il Napoli, ma ha anche ricostruito i contatti con Matt Rizzetta e con i fondi da lui rappresentati. Nell’intervista alla radio ufficiale e c’è il tema che considero decisivo: quale struttura servirà al club per crescere ancora? [Incorporare qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=1lEfvfRyn8k] Rizzetta e i contatti che il presidente ha confermato Il primo punto è separare le dichiarazioni dalle interpretazioni. De Laurentiis ha raccontato un confronto tra le parti e i rispettivi legali. Ha spiegato che il pagamento prospettato prevedeva una quota iniziale e una parte distribuita in tre anni. Ha inoltre indicato nel progressivo ridimensionamento del proprio ruolo uno degli ostacoli all’operazione. Secondo la ricostruzione, il presidente ha parlato di una proposta da 2 miliardi e 200 milioni di euro. È una cifra riferita da De Laurentiis: senza documenti dell’operazione non possiamo considerarla il valore certificato del Napoli, né ricostruirne autonomamente tutte le condizioni. Questo passaggio conta. Un conto è confermare che ci siano stati interlocutori, proposte e discussioni. Un altro è sostenere che oggi esista un accordo vicino alla firma. Le parole del presidente consentono di affermare il primo punto; non dimostrano il secondo. Su questo sito avevamo già affrontato il rapporto tra capitali e infrastrutture nell’articolo sul fondo americano e sullo stadio Maradona. Il ritorno del tema impone di andare oltre la domanda, sempre uguale, sulla vendita imminente. Il merito di De Laurentiis e il limite del modello Io riconosco a De Laurentiis capacità imprenditoriali importanti. Ha accompagnato il Napoli in una crescita che sarebbe scorretto cancellare per una divergenza sul mercato o per una stagione difficile. Il lavoro fatto costituisce la base da cui partire quando si discute del futuro. Proprio per questo penso che sia arrivato il momento di chiedersi come proseguire. Il modello che ha permesso al Napoli di crescere può aver bisogno di nuovi strumenti per affrontare una dimensione diversa. Difendere quanto costruito comporta anche la disponibilità a modificarne l’organizzazione. La mia posizione è chiara: mi farebbe piacere vedere De Laurentiis ancora alla guida, affiancato però da partner in grado di sviluppare progetti e ampliare le possibilità del club. La questione riguarda le risorse, le competenze e la distribuzione delle responsabilità. Una società fortemente identificata nel suo presidente può avere velocità decisionale e una direzione riconoscibile. Quando aumentano gli obiettivi, tuttavia, occorrono anche strutture manageriali capaci di lavorare su più fronti. La capacità del singolo deve diventare patrimonio stabile dell’organizzazione. Due miliardi: bisogna capire che cosa comprendono Nel video ho espresso una mia valutazione: una cifra superiore ai due miliardi, se collegata anche a investimenti infrastrutturali, richiede di distinguere il prezzo della società dal denaro destinato a svilupparla. È un ragionamento economico, non una perizia sul valore del club. Per questo eviterei di trasformare ogni numero pronunciato in un prezzo definitivo. Prima di confrontare cifre servirebbe sapere che cosa si acquista, con quali tempi, con quali garanzie e con quali impegni successivi. Sono elementi che possono cambiare profondamente il significato di una proposta. Anche l’eventuale permanenza del presidente avrebbe un peso. Restare al comando, condividere le decisioni o conservare una carica onoraria sono condizioni molto diverse. Nel racconto di De Laurentiis questo aspetto emerge con chiarezza: il futuro della gestione conta insieme al corrispettivo economico. Il tema era già presente nel nostro articolo sul progetto Napoli illustrato da Rizzetta. Oggi continuo a pensare che un progetto vada giudicato dalla sua sostenibilità e dai suoi contenuti, prima ancora che dalla forza del titolo che produce. Stadio e centro sportivo devono diventare progetti concreti Il centro sportivo e lo stadio occupano un posto centrale in questa discussione. A mio giudizio, sono il terreno sul quale verificare la volontà di costruire una crescita duratura. Servono luoghi individuati, interlocutori, risorse e un percorso di realizzazione comprensibile. Indicare un’area, ottenere la disponibilità di un terreno e avere un progetto finanziato rappresentano passaggi differenti. Raccontarli come se fossero equivalenti alimenta aspettative che poi diventano delusione. Anche il rapporto con il Maradona merita una discussione precisa, rispettosa del valore che lo stadio ha per la città. Un partner potrebbe aiutare proprio qui, assumendo impegni definiti e portando competenze dedicate. L’ingresso di capitali, da solo, non garantisce niente. Diventa utile quando permette di realizzare qualcosa che rafforza la società nel tempo e rende più solida anche la sua attività sportiva. L’ambizione è restare competitivi, anche in Europa Il punto, per me, resta il campo. Vorrei un Napoli capace di presentarsi ogni anno con l’ambizione di competere in Italia e con strumenti più forti per crescere in Europa. Una squadra che possa programmare, valorizzare i propri giocatori e scegliere quando vendere. Le plusvalenze possono essere una leva di sviluppo. Ma il salto di qualità passa anche dalla possibilità di trattenere un calciatore importante quando il progetto tecnico lo richiede. Se ogni crescita comporta necessariamente una rinuncia, diventa più difficile consolidare il livello raggiunto. Chiedere questo significa prendere sul serio la dimensione conquistata dal Napoli. Io non considero l’ambizione un atto di ingratitudine. È una domanda che nasce proprio dai risultati e dalle possibilità che questa società ha mostrato. Cosa guardare adesso Non c’è una data di cessione da indicare. I prossimi elementi da valutare saranno eventuali comunicazioni delle parti, l’identità e gli impegni dei soggetti interessati, i passi verificabili sulle infrastrutture e le forme di collaborazione che potranno essere prospettate. Per me De Laurentiis può essere ancora il protagonista di questa fase. Ma dovrà mostrare come intende allargare le possibilità del Napoli. Il suo lavoro merita riconoscimento; il futuro del club merita un progetto all’altezza delle ambizioni che quel lavoro ha creato. Ne parlo nel video sul mio canale YouTube. La domanda che vi lascio è questa: quali partner e quali impegni concreti servono oggi per far crescere ancora il Napoli?