Sarà probabilmente il mercato più complicato dell’era De Laurentiis. Per diversi motivi che si intrecciano tra loro e rendono il lavoro del direttore sportivo Giovanni Manna tanto affascinante quanto delicato.
Il primo obiettivo è ridurre il tetto ingaggi. Il secondo, strettamente collegato al primo, è sfoltire una rosa che negli ultimi anni ha accumulato contratti pesanti e situazioni difficili da gestire. Il terzo riguarda invece l’aspetto anagrafico: abbassare l’età media della squadra e costruire un Napoli più sostenibile nel medio-lungo periodo.
La missione di Giovanni Manna è chiara: consegnare a Massimiliano Allegri, scelta fortemente condivisa dal direttore sportivo, una squadra competitiva ma da rimodellare, senza smantellare l’impianto tecnico e la mentalità vincente ereditata dalle ultime stagioni. A differenza di quanto accaduto un anno fa con Antonio Conte, non c’è la necessità di arrivare al ritiro di Dimaro del 17 luglio con la rosa già definita. Questa volta il lavoro potrebbe svilupparsi lungo tutta l’estate.
Il nodo De Bruyne e Lukaku
Le prime valutazioni passano inevitabilmente da Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku. I loro stipendi pesano come un macigno sulle strategie del club e rappresentano una voce da circa 20 milioni di euro lordi complessivi.
Per Lukaku il discorso appare più semplice. Il rapporto con l’ambiente si sarebbe incrinato già nelle ultime settimane dello scorso campionato, soprattutto dopo la mancata presenza al ritiro di Castel Volturno che non è passata inosservata.
Diverso il caso di De Bruyne. Da una parte Allegri vede nel belga un leader tecnico e carismatico, una figura alla Modric capace di guidare il gruppo nei momenti più delicati. Dall’altra, però, il rendimento dell’ultima stagione non ha pienamente rispettato le aspettative. Al netto dell’infortunio che ne ha condizionato il percorso, alcune prestazioni hanno lasciato più di un interrogativo.
Il centrocampista ha ancora un anno di contratto e la sua permanenza dipenderà molto dalla centralità che avrà nel nuovo progetto tecnico. Non è un mistero che il giocatore non si sia sempre sentito valorizzato sotto la gestione Conte, soprattutto dal punto di vista tattico.
Il vero mercato: gli undici rientri
La sfida più importante per Manna sarà però un’altra: rivalutare e gestire gli undici esuberi che torneranno alla base.
Tra questi spiccano Lorenzo Lucca e Noa Lang, profili che sarebbero stati bocciati da Conte più per questioni caratteriali e di compatibilità che per aspetti strettamente tecnici. Toccherà ad Allegri valutare se qualcuno di questi calciatori possa rientrare nel progetto o rappresentare un’opportunità di mercato.
Il caso Vergara
C’è poi il capitolo dedicato ai giovani. O meglio, a quei calciatori che non possono più essere considerati promesse ma che devono compiere il definitivo salto di qualità.
Antonio Vergara, classe 2003, rappresenta probabilmente il miglior prodotto del settore giovanile azzurro degli ultimi anni. Il suo percorso racconta la storia di uno scugnizzo cresciuto nel vivaio del Napoli fino ad arrivare al primo gol in Champions League contro il Chelsea.
Il suo nome è finito sui taccuini di diversi club. La Premier League osserva con attenzione la situazione, mentre il Como di Cesc Fabregas sarebbe pronto a investire fino a 30 milioni di euro per individuare l’erede di Nico Paz.
Una cifra importante che pone il Napoli davanti a una scelta strategica: realizzare una plusvalenza straordinaria oppure puntare su uno dei talenti italiani più interessanti della sua generazione.
Trattative bloccate e prezzi alle stelle
Nel frattempo il mercato in entrata procede a rilento. I prezzi richiesti dai club continuano a essere elevatissimi.
Basti pensare ai casi di Mario Gila e Khalaili, valutati rispettivamente tra i 25 e i 30 milioni di euro da Lazio e Union Saint-Gilloise. Cifre considerate eccessive dal Napoli, che per il momento preferisce osservare e attendere.
La sensazione è che, almeno nelle prime settimane, il vero mercato azzurro sarà quello dei rientri e delle valutazioni interne. Per il resto c’è ancora tempo. E forse anche la necessità di aspettare che il mercato europeo inizi davvero a muoversi.
Perché questa estate, più che comprare, il Napoli dovrà scegliere. E scegliere bene.